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Tappa #15: La poesia del torrone Scaldaferro @ Dolo (VE)

Russi-DoloSono passati alcuni mesi dall’ultimo viaggio delle Delizie Itineranti… l’estate è finita e, almeno formalmente, ha lasciato il posto all’autunno. Da qui al Natale, il passo è breve: quale miglior momento per gustarne in anticipo i sapori? Eccoci allora pronte a raccontarvi i dietro le quinte del torrone Scaldaferro, un prodotto più unico che raro! Seguiteci alla scoperta di questa meraviglia…

Scaldaferro insegnaQuesta volta, più che mai, ci siamo trovate immerse in un piccolo mondo a parte, profumato di miele e mandorle tostate, in cui  tradizione e modernità si prendono a braccetto per creare dolci che definire deliziosi sarebbe riduttivo.

Foto nonno Scaldaferro e PietroMa partiamo dall’inizio: arrivati di buon mattino alla sede del torronificio, ci accoglie la gentilissima Urania, che diplomaticamente ci comunica che il nostro arrivo era atteso un’ora più tardi… fino a quel momento, la lavorazione del torrone non inizierà.
Qui impariamo la prima lezione: i lunghissimi tempi di cottura di questo speciale prodotto non vengono solo millantati, ma sono rispettati con precisione. Ovviamente, delle dieci ore di cottura richieste, non se ne può bypassare una solo perché noi siamo arrivati in anticipo.
Il torrone ha le sue esigenze, e in questa piccola realtà vengono assecondate dalla prima all’ultima. Vi basti sapere che Pietro, il membro della famiglia Scaldaferro attualmente titolare dell’azienda, si trasferisce nello stabilimento per tutti i mesi di produzione, in modo da poter controllare personalmente ogni più piccolo dettaglio ad essa legato.

Albumi che si montanoE così il suo lavoro inizia tutti i giorni circa alle tre di notte, rilevando temperatura e umidità dell’aria, poi preparando gli impasti che andranno a riempire gli otto pentoloni di rame, uno dopo l’altro. Le macchine, alcune risalenti ai primi anni del ‘900, si occupano di montare circa 50 albumi ricavati da uova di galline allevate a terra, insieme a miele, zucchero a velo e vaniglia Bourbon. Pietro supervisiona, cambiando la velocità delle fruste o regolando il calore delle pentole, per i tredici minuti della montatura e per tutte le successive ore di cottura.

Impasti in diverse fasi di cotturaA un certo punto della mattinata, subentrano gli altri dipendenti della piccola azienda a conduzione familiare: tre uomini che aiutano con la preparazione degli impasti, lavoro che richiede forza fisica, e una decina di donne che – udite udite – preparano a mano i prodotti finali, modellando il torrone in fiocchi, pinnacoli o tortine a seconda delle esigenze e dando vita a creazioni tutte diverse l’una dall’altra.

Collage sciroppoVerso la fine della cottura degli impasti, già dotati di un proprio forte carattere grazie ai diversi tipi di miele utilizzato, si aggiunge un’altra manciata di vaniglia, poi una cascata di sciroppo di miele e zucchero, che consentirà al torrone di cristallizzare nel migliore dei modi, e infine le mandorle, che saranno il 55% del prodotto finale. Queste vengono preventivamente tostate e poi conservate in sacchi di iuta, che lasciano traspirare la loro umidità ma ne mantengono il calore – è importante che quando vengono aggiunte all’impasto abbiano la sua stessa temperatura, per evitare di smontare gli albumi.

Collage aggiunta mandorleDopo aver ben amalgamato l’impasto in modo che ricopra uniformemente tutte le mandorle, questo viene prelevato in piccole quantità e suddiviso fra le donne che lo lavorano quando ancora ha una temperatura di 60/65°. La temperatura è alta e le mani arrossate, ma non si può fare altrimenti: basterebbe lasciarlo fuori dal pentolone pochi minuti per farlo solidificare completamente e renderlo quindi inutilizzabile.
Il passaggio successivo è quello dell’impacchettamento, che avviene a torrone ancora caldo per mantenerne la fragranza, non prima di aver effettuato un controllo finale sulla forma dei fiocchi e su eventuali contenuti anomali.

Fiocchi di torrone fatti a manoUna piccola ma fondamentale parentesi la meritano le materie prime utilizzate: Pietro in persona scova i mieli più inusuali e rari, come quello di di rosa mascena o di nespolo, sceglie la frutta secca migliore, come la nocciola trilobata delle Langhe o il pistacchio di Bronte, e li abbina fra loro e con aggiunta di altri ingredienti, tutti eccellenti, per creare le linee di prodotti classici e le limited edition.
Tutti, è bene sottolinearlo, sono rigorosamente realizzati senza l’aggiunta di additivi chimici di alcun tipo.

Donne al lavoroNon so quanti di voi abbiano avuto l’opportunità di assistere coi propri occhi alla lavorazione del torrone, men che meno di un torrone artigianale di questa qualità: noi, avendo avuto questa fortuna, possiamo testimoniare che è pura poesia, uno spettacolo per tutti i cinque sensi.
La vista potrebbe perdersi per ore a fissare gli impasti che danzano nelle macchine o le dita che corrono veloci sul torrone morbido.
Il tatto si stupisce per la consistenza gommosa dell’impasto ancora crudo e caldo.
L’olfatto viene inebriato dai profumi dolci di miele, mandorle e vaniglia che occupano ogni angolo dello stabilimento.
L’udito ascolta impaziente il “crock” del torrone friabile appena spezzato.
Il gusto accoglie estasiato i sapori sempre diversi, delicati o decisi, floreali o fruttati, tradizionali o innovativi, che questa creatura speciale è in grado di offrire.

Stella di torrone fatta a manoA questo punto, non potete non assaggiare il torrone Scaldaferro: siamo certi che fra tutte le qualità troverete quella che fa per voi e non la lascerete più. Fra l’altro, pensando al Natale, queste dolci creazioni potrebbero essere un’idea regalo perfetta per tutti… parenti, amici, fidanzati, golosi di ogni età e con ogni esigenza – considerate che molti dei loro prodotti sono anche senza glutine, quindi adatti per i celiaci!
Cosa aspettate allora a passare alla Delizia per provare questa meraviglia artigianale? Paola e le sue ragazze vi aspettano con tanti prodotti Scaldaferro appena arrivati!

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Pubblicato da su 14 ottobre 2014 in Uncategorized, Versione italiana

 

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Tappa #14: La Giardiniera di Morgan, ovvero l’orto in un barattolo @ Malo (VI)

Russi-Malo

Ci eravamo lasciati in autunno con la frutta ricoperta di cioccolato Marangoni e ora, dopo molti mesi e alcune vicissitudini, le Delizie Itineranti tornano alla grande, con un viaggio verso nord alla scoperta di Morgan e delle sue magiche Giardiniere.

Appena arriviamo alla sede dell’azienda ci accoglie Luciana, moglie di Morgan, un concentrato di energia che regala sorrisi e parole. Nel piccolo ufficio che fa anche da spaccio aziendale, circondati da barattoli coloratissimi di verdure, incontriamo colui che da il nome alle giardiniere. La passione che muove il suo lavoro traspare limpida dagli occhi azzurri e attenti, prima ancora che dalle parole che pronuncia.
Nel capannone che usa come magazzino per le varie attività, inizia così a raccontarci la sua storia.

L'ingresso del magazzino

L’ingresso del magazzino

Morgan è friulano, nasce come cuoco, gira il mondo per perfezionarsi e ad un certo punto della sua vita si ferma in Veneto dove apre il ristorante 5 Sensi. Non è difficile immaginarlo dietro ai fornelli mentre studia ricette sempre nuove e originali, modificate all’ultimo minuto con aggiunte fatte sull’onda dell’ispirazione. Quello del cuoco, come lui ci ripete più volte, è un ruolo fantasioso, che richiede passione e tecnica, ma che lascia un margine di libertà in cui esprimere il proprio estro.

Polipo con giardiniera di Morgan tritata

Polpo con lenticchie, chips di polenta e Giardiniera di Morgan

Un giorno, Luciana ha proposto a Morgan di preparare qualche barattolo di giardiniera: lei era solita farla in casa con le coinquiline mentre studiava ingegneria elettronica all’università. Ha dato al marito la sua ricetta, e lui ha colto la palla al balzo per sfidarla, dicendole che era buona ma lui avrebbe potuto migliorarla. Così, dopo vari tentativi, è nata la ricetta della Giardiniera di Morgan, che veniva venduta in un piccolo spazio apposito ricavato nel ristorante.

Giardiniere in fila

La Giardiniera di Morgan

Ad un certo punto, Morgan e Luciana hanno iniziato a notare che certi clienti tornavano lì da tutta Italia non tanto per mangiare al ristorante, quanto piuttosto per comprare qualche barattolo di giardiniera! È stato in quel momento che i coniugi hanno capito che sarebbe stato giusto darle lo spazio che meritava… e così, complici alcune circostanze che vertevano a favore di questa decisione, il ristorante è stato chiuso e le attività di Morgan si sono spostate nella zona industriale della provincia vicentina.
Non volendo abbandonare del tutto l’attività di cuoco, ha mantenuto attiva la realtà 5 sensi, che continua a fornire, fra le altre cose, un servizio di catering di alto livello per cerimonie ed eventi privati.
Parallelamente, quella che era la Giardiniera di Morgan si è evoluta dando vita a molti altri prodotti, tutti basati sulla stessa filosofia ma con caratteristiche peculiari.

Giardiniere esposte

Le piccole Giardiniere di Anna di Morgan e due monovarietali

Ma qual è questa filosofia? Innanzi tutto, alla base c’è la scelta di prodotti ottimi e il rispetto di questi ultimi. Le verdure (peperoni, carote, cavolfiori, finocchi, fagiolini, cipolle…) arrivano da aziende più o meno grandi della zona, alcune sono coltivate con metodo biologico e seguono per quanto possibile la stagionalità. La prima cosa che succede, immediatamente dopo l’arrivo dei nuovi carichi, è l’assaggio, piccolo rito a cui ci siamo sottoposti volentieri anche noi: tutto, prima di essere inserito nella catena produttiva, passa sotto i denti di Morgan che valuta il prodotto e si assicura che sia saporito e croccante.

Paola e Morgan alle prese col cavolfiore

Morgan e Paola puliscono il cavolfiore

Dopo di che, le verdure vengono pulite e tagliate rigorosamente a mano da alcuni solerti ragazzi, giovanissimi e precisi nel loro lavoro. È importante che la pezzatura finale delle verdure sia quella giusta per ottenere un prodotto ottimale.
Lo step successivo è quello della cottura al vapore, che avviene per ogni verdura separatamente. Subito dopo, le verdure fanno un passaggio nell’abbattitore di temperatura, in modo che il loro colore e la croccantezza si mantengano perfettamente.
Infine, esse vengono invasate in percentuali precise e lasciate a macerare nella loro bagna, poi pastorizzate – ovvero, i vasi vengono inseriti in grandi forni per qualche ora, in modo che anche il cuore del loro contenuto raggiunga come minimo la temperatura di 85/90°. In questo modo si sopperisce alla mancanza di qualsiasi prodotto chimico, caratteristica di queste giardiniere.

La pulizia dei peperoni

I ragazzi che puliscono e tagliano i peperoni

Oltre alla lavorazione, tesa a non alterare le proprietà delle verdure, il segreto della riuscita dei prodotti di Morgan è ovviamente la bagna in cui esse macerano… ogni tipo di giardiniera ha una bagna a sé, ottenuta con diverse percentuali di aceto, olio e spezie, la cui ricetta è chiaramente segreta.

Paola alle prese con le verdure

Paola alle prese col taglio delle verdure

Ma la genialità di Morgan è anche quella che gli ha fatto pensare di dedicare una giardiniera ad ognuna delle persone della sua famiglia. La prima nata è stata Luciana, più dolce e “rotonda” delle classiche giardiniere; poi è stato il turno di Giada, dedicata alla primogenita: fantasiosa e colorata, caratterizzata dal tappo blu come gli occhi della bambina; infine è nata Anna, ancora in fase di testing, col vaso piccolo e rotondetto come è lei, dal sapore fresco e deciso grazie alla presenza di zenzero e peperoncini interi. Manca solo la giardiniera dedicata al piccolo Giovanni che – ci dicono – sarà la più pazza di tutte.

Giardiniera Giada di Morgan

La Giardiniera Giada di Morgan

Oltre a queste, le altre specialità sono le cipolle viola, i funghi pioppini, gli asparagi bianchi e il radicchio trevigiano… insomma, ce n’è veramente per tutti i gusti e per tutti gli abbinamenti!

Giardiniere esposte 2

Un muro di colori… cipolle viola, carote, pioppini

Sì, perché il messaggio che Morgan vuol fare passare col suo lavoro è che la giardiniera non è solo il classico contorno da mangiare in inverno con la carne bollita, ma è anzi un ottimo modo per inserire le verdure e i loro colori nella dieta di tutto l’anno, trasformandole in antipasti, abbinandole a carni e pesci o usandole come condimento per le insalate.
Morgan ha messo l’orto in un barattolo, e gli ha ridato nuova vita.

Assaggio di giardiniera Anna di Morgan

Un assaggio di Giardiniera di Anna di Morgan

Vi abbiamo fatto venire l’acquolina in bocca, vero?
Allora non aspettate oltre, passate alla Delizia dove potrete trovare diversi prodotti della linea Giardiniere di Morgan… soddisferanno la vostra curiosità e il vostro palato!

 
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Pubblicato da su 10 luglio 2014 in Uncategorized, Versione italiana

 

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Tappa #11: Bazza, l’artigiano dei salumi @ Terrassa Padovana (PD)

Russi-Terrassa Padovana

Dopo la visita all’Acetaia La Bonissima, i nostri viaggi continuano sempre all’insegna della tradizione: stavolta ci siamo spinte fuori dai confini della regione e siamo arrivate a Terrassa Padovana, dove ha sede il salumificio Bazza.

Stemma

In un’area industriale poco “poetica” – termine e concetto che Giovanni (detto Vanni), titolare dell’azienda, usa spesso – c’è il piccolo stabilimento Bazza, un vero e proprio scrigno di tradizione, il regno dell’artigiano dei salumi.

Salami senza aglio in asciugatura

Nato in una famiglia di macellai da generazioni, Vanni Bazza stesso ha iniziato, ad appena 14 anni, a lavorare in una delle più rinomate macellerie della zona – dotata anche di un laboratorio in cui ha potuto apprendere i primi rudimenti di lavorazione della carne.
Dopo alcuni cambiamenti lavorativi, ancora giovanissimo ha aperto la propria prima macelleria, poi ne è subentrata una seconda, salvo infine decidere di chiuderle entrambe perchè – con l’arrivo in zona di un grande supermercato – non riusciva più a vendere i suoi prodotti.

Tagliere di salami
A quel punto ha deciso di fare il grande salto e tentare il tutto per tutto con l’apertura di un laboratorio in cui ha iniziato a dedicarsi esclusivamente alla produzione di salami. Come spesso succede alle persone che hanno il coraggio di avviare un’attività che va “controcorrente”, i primi anni sono stati molto difficili, tanto da indurre Vanni a pensare di chiudere anche il laboratorio.
Ma, a quel punto, è entrato in scena quell’elemento di “coincidenza” fortunata che ha portato ad una svolta positiva e ad un gran finale – come accade in tutte le migliori fiabe.

Rassegna stampa

Vanni ha incontrato Giorgio Onesti, celebre scopritore delle eccellenze italiane del gusto, che ha assaggiato il suo prodotto e in tutta risposta gli ha chiesto: “Riesci a farlo ancora più buono?”.
A quel punto lui ha intuito che era venuto il momento di rivoluzionare completamente il suo modo di produrre: ha regalato tutti i salami che aveva in magazzino, ha iniziato a studiarne la chimica ed ha ricominciato tutto da zero.
La conferma del fatto che quella era la strada da seguire è arrivata proprio da Giorgio, che ha apprezzato talmente tanto i suoi salami da iniziare a commercializzarli in diverse parti della penisola… quando ancora Vanni non sapeva nemmeno come spedirli!
Da quel momento, per l’artigiano dei salumi è stato un crescendo: ora i suoi prodotti sono venduti ovunque in Italia (e persino in un negozio a Stoccolma), e tutti ne riconoscono la qualità eccelsa.

Salame Bazza

Ma cos’è che rende questi salumi così unici?
Il primo segreto è sicuramente la specializzazione: il salumificio Bazza produce quasi esclusivamente salami e soppresse, a cui si aggiungono quantità minori di altri salumi stagionati (coppa e pancetta) e freschi (zampone, bondiola e cotechino). E’ ovvio che essere molto esperti in un settore porta ad avere risultati migliori rispetto a chi fa e sa (o pensa di sapere) di tutto un po’.

Pancette arrotolate

Il secondo segreto è, come spesso abbiamo sottolineato, la scelta di utilizzare ingredienti di prima qualità, selezionati con attenzione e consapevolezza. Pochi elementi, tutti genuini, ed una lavorazione apparentemente semplice che replica quella tradizionale – ma rendendola “moderna” grazie a tutte le conoscenze chimiche che stanno dietro alla produzione di salumi naturali. Una riscoperta della tradizione tramite mezzi scientifici, in altre parole.

Salami dall'alto
Prendiamo ad esempio i salami, che sono i primi nati nel salumificio Bazza e tuttora ne sono il principale prodotto. Gli unici ingredienti che li compongono sono carne suina (coscia e pancetta), sale e pepe – con aggiunta di aglio in una delle due varianti prodotte. Niente nitrati, conservanti, farine (di cereali, di latte o animali), zuccheri, acqua – tutti ingredienti aggiunti nella produzione industriale.
Questa scelta comporta la necessità di prestare un’attenzione assoluta a tutti i dettagli, dalla selezione delle carni alla lavorazione, in modo da ottenere un prodotto ottimo senza “aiuti” esterni – dannosi per la salute del consumatore.

Salami all'aglio in asciugatura

Vanni ci ha spiegato perfettamente tutti i “retroscena” chimici della produzione dei salami, legati soprattutto allo sviluppo di carica batterica all’interno delle carni. Ci sono batteri “cattivi” e batteri “buoni” (questi ultimi servono per la fermentazione della carne e per la sua stagionatura) e, senza l’aiuto dei nitrati, il gioco sta tutto in come vengono scelte e trattate le carni, oltre che nei tempi e nelle temperature delle varie fasi di produzione.

Nel caso di Bazza, quando la carne (della parte posteriore del maiale, meno inquinata dalla macellazione) arriva negli ambienti sterilizzati del laboratorio, viene conservata e tritata a temperature bassissime, poi insaccata in budelli naturali (anch’essi sterili) legati a mano ad uno ad uno.

Salami all'aglio
La fase successiva è quella del gocciolamento, che “imita” le cucine in cui i nostri nonni tenevano i salami appena insaccati: nel minor tempo possibile, in modo che non si sviluppino i batteri nocivi, le carni freddissime devono arrivare alla temperatura di 19°. In questo modo il prodotto ovviamente cala di peso (di circa il 15%) per la perdita di acqua, ed il sale con cui la carne è condita inizia a lavorare come conservante.

Muffe da vicino
In seguito si passa all’asciugatura, il corrispettivo dello stazionamento nel granaio dei nostri nonni, in cui i salami vengono mantenuti a temperatura di cantina e sulla loro superficie inizia a crescere la muffa – che, al contrario di quello che si potrebbe pensare, è decisamente positiva in quanto indica che l’acqua è uscita e all’interno non si stanno sviluppando batteri. In sostanza, queste muffe sono la prova che non sono stati usati nitrati per uccidere i microrganismi dannosi, ma che il processo è stato del tutto naturale.

Muffe da vicinissimo
Infine, vi è la fase di mantenimento e stagionatura, che dura circa 90 giorni.

Salami in mantenimento

E’ chiaro che un prodotto del genere, completamente genuino e naturale, richiede attenzioni e dedizione assolute – il che porta ad un aumento dei costi e ad una produzione necessariamente limitata.
Vanni Bazza, spinto dall’enorme passione per il suo mestiere e dalla continua voglia di crescere e migliorarsi, non si è fatto scoraggiare da ciò ma è stato – al contrario – lungimirante: i suoi sforzi ora sono del tutto ripagati dalla soddisfazione di sapere che i clienti sono entusiasti dei suoi salumi.

Lo speck

La storia dell’azienda Bazza non finisce qui: Enrico, il figlio di Vanni, sta studiando scienze e tecnologie alimentari per approfondire quegli argomenti che il padre ha affrontato quasi da autodidatta. Ha ereditato la sua grande passione, e non c’è dubbio sul fatto che riuscirà a portare quello scrigno di tradizione dritto nel futuro.

Salame

Paola ha conosciuto Vanni quasi 20 anni fa, e da allora vende i suoi salami alla Delizia. Se volete assaggiarli e fare un tuffo nel passato, potete come sempre trovarli a Russi. Vi aspettiamo!

 
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Pubblicato da su 8 marzo 2013 in Uncategorized, Versione italiana

 

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Tappa #10: Acetaia “La Bonissima” @ Casinalbo di Formigine (MO)

Russi-Modena
Dopo una lunga pausa invernale, i nostri viaggi alla scoperta delle eccellenze italiane ricominciano da uno dei prodotti più celebri e particolari dell’Emilia-Romagna: l’aceto balsamico di Modena.

Paola Franco e Donatella

In una mattina di sole splendente, avventurandoci per strette vie di campagna, abbiamo raggiunto la sede dell’Acetaia “La Bonissima” a Casinalbo di Formigine (Modena).
Lì ci hanno accolto i gentilissimi Franco De Pietri e sua moglie Donatella, titolari dell’azienda, insieme ad Arturo, un esuberante cucciolone che ci ha fatto compagnia per tutta la durata della visita.

Arturo

L’azienda è stata fondata da Celestino, nonno di Franco, che aveva iniziato a produrre aceto balsamico per la sua trattoria in cui i partecipanti alla Mille Miglia si fermavano a rifocillarsi. Da allora, l’attività è continuata generazione dopo generazione, e la passione della famiglia De Pietri è cresciuta insieme al numero di botti stipate in solaio.

Botti con nonno Celestino

Tutt’oggi, infatti, l’azienda è a conduzione familiare e i barili in cui nasce e matura l’aceto occupano i solai delle case di Franco e Donatella. Il che non è solo una questione di praticità logistica, ma anche una soluzione necessaria per la qualità finale dell’aceto: il prodotto ha bisogno di “sentire” l’alternarsi naturale delle stagioni, poiché il freddo invernale aiuta la sedimentazione delle impurità sul fondo delle botti, mentre il caldo estivo ne favorisce la fermentazione e la concentrazione.

Solaio con tutte le batterie

La nostra visita alla sede de “La Bonissima” si è rivelata un’interessante lezione sul mondo affascinante degli aceti balsamici, e speriamo in questo spazio di riuscire a trasmettere anche a voi almeno parte di ciò che abbiamo appreso.

Batteria del 68

Intanto, c’è da fare un’importante distinzione: esistono due tipologie di questo “oro nero” emiliano, ovvero la D.O.P. Aceto Balsamico Tradizionale di Modena e l’I.G.P. Aceto Balsamico di Modena.

Botti e utensili
La D.O.P. è la qualità più pregiata, che viene realizzata utilizzando esclusivamente mosto cotto (di uve Trebbiano di Spagna, nel caso dell’Acetaia “La Bonissima”), lasciato maturare per almeno 12 anni (se supera i 25 anni di stagionatura viene considerato un extravecchio – e noi in azienda abbiamo visto batterie di aceto risalenti addirittura al 1964!). Ho usato la parola “batteria” perché l’Aceto Tradizionale ha una maturazione dinamica: ogni batteria è formata da barili di capienze e legni diversi, e periodicamente viene prelevato da ognuno di essi un quantitativo di aceto che viene spostato nel barile leggermente più piccolo e così via. In questo modo l’aceto, oltre ad invecchiare ed addensarsi (ogni botte è coperta solo con una garza, in modo che la parte acquosa del prodotto possa evaporare), si impregna degli aromi dei diversi legni che attraversa, arricchendosi di sfumature organolettiche. Ogni anno, dall’ultima botte della serie, vengono prelevati circa due litri dei 10/15 in essa contenuti. Questo quantitativo del preziosissimo prodotto viene successivamente sottoposto ai controlli del consorzio, che lo valuta, lo imbottiglia e vi pone il proprio sigillo.
Pensate che, per ottenere 100 ml di Aceto Balsamico Tradizionale, occorrono circa 300 litri di mosto – che la famiglia De Pietri cuoce poi autonomamente in casa. Questo fa sicuramente capire perché un aceto D.O.P. non possa diventare un prodotto di massa…

Barilotto portatile

La qualità I.G.P. è nata proprio per favorire una maggiore diffusione dell’aceto balsamico di Modena, per cui i suoi criteri di realizzazione sono meno restrittivi e consentono una produzione quantitativamente maggiore.

Cantina dei Sigilli

Questo non significa necessariamente che la qualità sia bassa: come in tutte le cose, dipende dalle materie prime utilizzate e da come si tratta il proprio prodotto. Gli Aceti Balsamici I.G.P. “La Bonissima” contengono aceto di vino di alta qualità ed una percentuale di mosto cotto molto più elevata del 20% minimo richiesto dal consorzio, il che li rende naturalmente dolci e scuri. Inoltre, non vengono mai invecchiati meno di un anno, nonostante per il disciplinare siano sufficienti 60 giorni, il che favorisce la densità e la ricchezza del sapore. Anche in questo caso la maturazione avviene in botti di legno, ma non è dinamica come quella degli aceti D.O.P.: alla fine del periodo di stagionatura, la botte viene semplicemente svuotata e l’aceto viene imbottigliato in azienda. Nel caso dell’I.G.P., quindi, la produzione viene gestita direttamente dai singoli, che comunque sono sottoposti ogni anno a controlli da parte di un ente certificatore, per garantire la provenienza delle materie prime, la qualità della lavorazione e dell’imbottigliamento.

Sigilli

A parte le questioni tecniche, siamo rimaste colpite anche da un paio di curiosità: Franco ci ha raccontato che alla nascita di ogni figlio si inaugura una batteria di aceto (tradizione che ovviamente lui ha mantenuto) e che, qualora ci sia una figlia femmina e questa si sposi, le si dà in dote una parte della sua batteria. D’altronde, l’Aceto Balsamico Tradizionale è davvero un bene preziosissimo e viene accudito e curato con un amore inferiore solo a quello per i propri figli!

Batteria del 99

Ritornando alla produzione de “La Bonissima”, vi possiamo dire che la loro linea propone tutto il meglio che si possa offrire: dagli aceti balsamici I.G.P., invecchiati per tempi più o meno lunghi in botti di diverse tipologie, fino a quelli D.O.P., anche extravecchi, di cui vengono prodotte circa 1000/1500 bottigliette all’anno.

Tutta la linea di prodotti

Se amate questo genere di prodotto non potete non provare i loro aceti, che vi sorprenderanno per la loro cremosità, per i profumi ed il gusto dolce ed intenso. Ovviamente, tutti naturali: in nessuno di essi vi è traccia di addensanti, coloranti, aromi o conservanti.
Provate ad abbinarne qualche goccia ad una ricotta fresca, alla classica scaglia di Parmigiano Reggiano o – perchè no – ad una gustosa frittata di cipolle… rimarrete estasiati!

Piatto di degustazione

Se siete curiosi di provare questi aceti da veri intenditori potete trovarli come sempre alla Delizia a Russisiamo tornate dalla gita modenese con il baule pieno di queste meraviglie! Ora non aspettiamo che voi, venite a trovarci presto in negozio!

 
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Pubblicato da su 22 febbraio 2013 in Uncategorized, Versione italiana

 

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Ancora delizie per voi!

Anche oggi vi regaliamo una carrellata di immagini di una parte di ciò che è uscito dalla nostra cucina in giornata… per sentire i profumi e portare a casa qualcosa da assaporare vi aspettiamo in negozio! 🙂

Insalata russa

Insalata russa

Pollo e peperoni

Pollo e peperoni

Zucchine trifolate

Zucchine trifolate

Filetti di sgombro

Filetti di sgombro

Cotolette appena fritte

Cotolette di pollo appena fritte

Focaccia con lievito madre

Focaccia con lievito madre

Rotoli di frolla e marmellata

Rotoli di frolla e marmellata

Dolci di carnevale

Dolci di carnevale

Castagnole

Castagnole

E per finire, una rarità che ormai non si trova quasi da nessuna parte… il prosciutto (Parma S. Ilario, ovviamente!) tagliato a mano da Paola, con tanta dedizione!

Prosciutto tagliato a mano Paola al taglio del prosciutto

 
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Pubblicato da su 22 gennaio 2013 in Uncategorized, Versione italiana

 

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La Delizia propone…

Oggi abbiamo deciso di deliziarvi – è proprio il caso di dirlo – con qualche scatto di ciò che è uscito dalla cucina del negozio nella giornata di oggi.

Sfiandrine

Sfiandrine

Pomodori al forno

Pomodori al forno

Parmigiana

Parmigiana

Fusi di pollo

Fusi di pollo al forno

Sformato di verdure

Sformato di verdure

Torta con gocce di cioccolato

Torta con gocce di cioccolato

Chiacchiere di carnevale

Chiacchiere di carnevale

Biscotti deliziosi

I Cookies e i Viennesi prodotti e confezionati dalla Delizia

Zuccherini romagnoli della Delizia

Gli Zuccherini romagnoli prodotti e confezionati dalla Delizia

Pane con lievito madre

Pane bianco e con farina di kamut con lievito madre

Pane con farina di kamut e lievito madre

Il nuovo formato del pane con farina di kamut e lievito madre

…e credeteci: le foto non rendono giustizia ai colori e ai profumi dei piatti caldi fumanti, appena preparati, e del pane ancora tiepido.

Vi aspettiamo in negozio a Russi (RA) dove potete trovare ogni giorno specialità sempre nuove!

 
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Pubblicato da su 15 gennaio 2013 in Uncategorized, Versione italiana

 

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Invasione di formaggi e altre delizie!

Dopo le feste, ricominciano ad arrivare nuovi prodotti alla Delizia: questa volta si tratta delle specialità artigianali del caseificio Carozzi – che speriamo di poter andare a trovare presto!

Guardate qui: sono o non sono una meraviglia, questi formaggi?

Toma Carozzi

Taleggio

Gorgonzola Carozzi chiuso

Gorgonzola

Gorgonzola Carozzi aperto

Gorgonzola

Paola taglia il latteria Carozzi

Paola taglia il latteria

Latteria Carozzi

Latteria

Purtroppo no, pensare intensamente che li volete non li farà materializzare davanti allo schermo del vostro computer… se volete far gioire le vostre papille gustative assaggiandoli, dovete andare alla Delizia a Russi! 🙂

Sempre della Carozzi, potete trovare anche la nuova linea di yogurt naturali arricchiti con preparazioni a base di frutta, miele, cereali, caffè, nocciole… insomma, ce n’è sicuramente uno che risponde ai vostri gusti!

Yogurt artigianali Carozzi

Infine, non dimenticate che il banco gastronomia è sempre fornitissimo di piatti pronti e gustosi, preparati sul momento, che vi stuzzicheranno con i loro profumi e colori.

Sformato di verdure

Sformato di verdure

Asparagi

Asparagi gratinati

Fritto misto di pesce e verdure

Fritto misto di pesce dell’Adriatico e verdure

Per concludere… desiderate una fetta di torta di mele?

Torta di mele

 
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Pubblicato da su 9 gennaio 2013 in Uncategorized, Versione italiana

 

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